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Articoli e documenti
(Ri)Metti in circolo la bicicletta dimenticata

Se sei in possesso e/o a conoscenza di biciclette dimenticate (o lasciate invecchiare) in cantina, box o garage, oppure completamente in disuso, comunque di PROVENIENZA CERTA e non indebitamente sottratta, ma non sai come rimetterla in funzione e/o in uso o come liberartene definitivamente, il CICLOGRUPPO dell’ACS – Bicocca ti può aiutare nei seguenti modi.

SE VUOI RIUTILIZZARLA

  • facciamo un sopralluogo per visionarla ed un preventivo di spesa,
  • la preleviamo,
  • la sistemiamo/ripariamo,
  • la riconsegniamo,
  • si saldano le spese sostenute (a fronte di scontrini fiscali rilasciati dal rivenditore di parti di ricambio, riconsegnando le parti sostituite) + un contributo volontario, per il trasporto, a favore dell’associazione ACS – Bicocca,
  • la riutilizzi.

 

SE VUOI LIBERARTENE (anche per bici smontate e/o parti di esse)

  • contattaci (acs@unimib.it e/o silvio.pagani@unimib.it), la preleviamo noi, senza spese da parte tua,
  • verrà rimessa in funzione,
  • sarà “affidata” a chi ne farà richiesta (saldando le eventuali spese sostenute),
  • verrà stilato una sorta di “certificato di identità” (che rimane all’ACS – Bicocca), comprendente:
    • descrizione e dati della bici (tipo, marca, modello, n. di serie, colore, foto),
    • lavori eseguiti (e spesa sostenuta),
    • nominativo della persona che l’ha ceduta e nominativo della persona a cui è stata “affidata”,
  • a chi ne fosse interessato, verrà rilasciata una scheda (di tracciabilità) riguardante i lavori eseguiti, per rimetterla in funzione, e il luogo dove è stata assegnata.

 

Per ulteriori e/o maggiori informazioni puoi contattare Silvio Pagani (mail: silvio.pagani@unimib.it, tel: 02.6448.6057.

 

Servizio di sportello “ASSISTENZA PER LA MIA BICI”

Presso la sede ACS-Bicocca, V.le dell’Innovazione 10, tutti i venerdì, dalle ore 12,15 alle ore 13,15.

Per pedalare in sicurezza

Sono passati quasi due anni da quando, insieme al presidente dell’Associazione Cultura Sport e tempo libero (ACS), dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, Roberto Manera si è deciso di istituire, con cadenza semestrale, un corso/incontro di manutenzione ordinaria e straordinaria della bicicletta, destinato al personale tecnico/amministrativo e docente iscritto all’ACS.
Intento di questa iniziativa, promuovere la cultura all’uso della bicicletta come mezzo di trasporto, come strumento sportivo, metodo di divertimento per il tempo libero e, perché no, come oggetto meccanico.
Il principale obiettivo non è quello di dare, agli interessati di questa proposta, nozioni procedurali per affrontare e risolvere tutti i problemi meccanici che possono insorgere nell’utilizzo della bicicletta (per diventare un buon tecnico riparatore, ci vuole ben altro). Quanto meno, non c’è solo l’interesse di divulgare procedure.

Si vuole lasciare un segno culturale preciso, riguardo ad un mezzo meccanico che è fondamentalmente semplice, ma per niente banale, in altre parole, lasciare un messaggio che va oltre l’oggetto stesso, che principalmente prende in considerazione e coinvolge la persona fisica, o piuttosto, la sicurezza di chi usa questo oggetto è, e deve sempre essere, il punto di partenza e il principale riferimento.
L’idea di propormi come “trainer” del corso/incontro, è il risultato di alcune componenti fondamentali della mia esperienza di vita vissuta, che insieme concorrono a farmi vedere nella bicicletta un oggetto particolare. Vale a dire: l’esperienza accumulata dopo diversi anni di esercizio e pratica acquisiti presso l’officina artigiana paterna di riparazione e manutenzione di macchine agricole (durante il periodo dell’adolescenza, negli intervalli di tempo delle pause scolastiche estive, più un periodo in età adulta, a tempo pieno per circa due anni, del post diploma di scuola media superiore), esercizio e pratica che mi hanno dato modo di apprendere la sorprendente arte del rigenerare una parte meccanica mediante l’utilizzo di macchine utensili e “semplici” attrezzi, ridando vita ad una macchina operatrice; gli studi universitari intrapresi, ma non conclusi (per alcuni esami non sostenuti), del corso di laurea in fisica; una grande passione per la meccanica in generale; ultimo, ma fondamentale della mia maturità culturale, per quanto riguarda il concetto di sicurezza, l’episodio che mi ha visto interpretare il ruolo di Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) nel comparto per il quale svolgo il mio servizio lavorativo quotidiano, l’università.
Personalmente sento il desiderio di dover trasmettere e comunicare un importante aspetto della bicicletta, che il mondo commerciale, sempre dal mio punto di vista, ha trascurato e sottovalutato a favore di un profitto codardo e rischioso: il veicolo bicicletta come mezzo sicuro, oggetto meccanico che in sé ha, e deve avere, le prerogative di non arrecare danno a chi lo usa.
La necessità che mi porta a pensare in questi termini, è nata da una esperienza che mi ha “segnato” a vita quando, una mattina autunnale, mentre mi recavo al lavoro, ho soccorso un ciclista vittima della rottura del cannotto di sterzo della sua bicicletta, proprio all’attacco della forcella (come ebbi modo di osservare in seguito), quindi con una rovinosa e spaventosa caduta “frontale” del povero malcapitato.
Dal mio punto di vista, acquisire consapevolezza da un trauma, non articoli è mai l’insegnamento migliore, però sicuramente lascia un segno indelebile.
Non saprò mai se la rottura del cannotto fosse dovuta a cattiva manutenzione (mancanza di ricerche di eventuali cretti in seguito a violenti urti alla forcella) oppure se sia stata causata da cattiva progettazione, ma anche alla scarsa qualità dei materiali usati, tuttavia non ho mai dimenticato, e non dimenticherò mai, il volto di quella persona.
E quel volto infortunato mi ricorda sempre e insistentemente quanto sia importante la sicurezza e l’integrità delle persone fisiche, quanto l’argomento sicurezza, in generale sia trattato con un inadeguato approccio culturale, e le esperienze acquisite in qualità di RLS lo confermano. Questo, purtroppo, si verifica in molti, anzi troppi, ambienti lavorativi e sociali.
Avendo incentrato il corso/incontro istituito dall’Associazione ACS sul problema sicurezza è evidente che la prima domanda alla quale devo rispondere è la seguente: “In qualità di potenziale acquirente di una bicicletta, ignaro delle conoscenze tecniche e progettuali del prodotto che intendo acquistare, come posso garantirmi di entrare in possesso di un oggetto che, a tutti gli effetti è anche un veicolo, sia assolutamente rispondente a caratteristiche progettuali e qualitative di sicurezza per la mia persona?”

Le conoscenze acquisite e le informazioni raccolte mi suggeriscono che le norme UNI EN danno una prima e sostanziale risposta a questa domanda, che mi viene frequentemente posta durante gli incontri. Sono profondamente convinto che per la propria sicurezza è indispensabile scegliere un prodotto, che rispetti le norme europee UNI EN le quali, prevedendo prove di valutazione severe per ogni manufatto e costituiscono un requisito fondamentale per il prodotto stesso.
Gli standard UNI EN rappresentano un parametro oggettivo di valutazione della sicurezza della bicicletta per chi si appresta ad acquistarne una.
Ovviamente, il discorso si estende anche agli accessori per la bicicletta che richiedono serietà progettuale e garanzie di utilizzo, quali, per fare alcuni esempi, il casco (che ogni cosciente ciclista dovrebbe indossare), seggiolino per il trasporto dei bambini, lucchetto antifurto e, non ultimo, il giubbino retroriflettente.
Insomma, lo strumento delle norme UNI EN esiste ed è efficace. Mi convinco sempre di più che bisogna diffonderlo il più possibile e renderlo parte integrante del nostro bagaglio culturale.

Silvio Pagani
Ex Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)
Università degli Studi Milano-Bicocca

NORME UNI CORRELATE
NUMERO TITOLO
UNI EN 14764: 2006 Biciclette da città e da trekking - Requisiti di sicurezza e metodi di prova
UNI EN 14765: 2008 Biciclette da ragazzo - requisiti di sicurezza e metodi di prova
UNI EN 14766: 2006 Mountain bike - Requisiti di sicurezza e metodi di prova
UNI EN 14781: 2006 Biciclette da corsa - requisiti di sicurezza e metodi di prova
UNI EN 15194: 2009 Biciclette alimentate elettricamente - requisiti di sicurezza e metodi di prova
UNI EN 14344: 2005 Articoli per puericultura - Seggiolini per bambini per biciclette - Requisiti di sicurezza e metodi di prova
UNI EN 15496: 2008 Biciclette - Requisiti e metodi di prova per lucchetti per biciclette
UNI EN 14872: 2006 Biciclette - Accessori per biciclette - Portapacchi
UNI EN 15532: 2009 Biciclette - Terminologia
UNI EN 471: 2008 Indumenti di segnalazione ad alta visibilità per uso professionale - Metodi di prova e requisiti

TO RIDE SAFELY
The standard UNI EN represents an objective parameter for assessing the safety of the bicycle for those who are going to buy one.
Obviously, the argument also extends to accessories for your bicycle that require professionalism in design and use of guarantees; let's see a few examples, the helmet (which every conscious cyclist should wear) seat for transporting children, and anti-theft lock, not least, the reflective jacket.

 


  
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- ultimo aggiornamento di questa pagina 15/10/2015